Il Conformismo negli ambienti virtuali: un ibrido tra un approccio neurofisiologico e psicosociale




In questo periodo storico i social sono diventati una salvezza per molte persone costrette a rimanere in casa. L’isolamento sociale ha posto nelle mani degli ambienti virtuali tutte le pratiche quotidiane relative al lavoro, alla didattica, allo sport, che hanno delineato, quindi, un incremento notevole del tempo giornaliero speso online. Ma i social network, che sono diventati l’unico mezzo per poter garantire la connessione con gli affetti, che influenza possono avere su di noi? E soprattutto, quale influenza possono avere le persone con cui interagiamo online? 

Uno studio condotto dai ricercatori del Virtual Human Dynamics Laboratory (VirtHuLab) dell’Università degli Studi di Firenze e pubblicato nel 2016 dalla rivista internazionale “International Conference on Internet Science”, ha indagato, mediante un approccio neurofisiologico e psicosociale, il conformismo negli ambienti virtuali. L'obiettivo principale di questo studio era quello di analizzare gli effetti di un ambiente virtuale sul conformismo sociale esaminando nel dettaglio sia i diversi tipi di compiti, sia le variabili psicologiche dell'influenza sociale e i relativi correlati neuronali. 

Al fine di raggiungere tale obiettivo, è stato replicato il famoso esperimento di Asch, su 181 studenti universitari, creando due nuovi compiti di crescente ambiguità. E' emerso che il livello di conformismo cresce in base all'ambiguità dello stimolo o dell'attività, ma che l'influenza normativa è significativamente più debole in ambienti virtuali rispetto a quelli reali. Sono stati presi in considerazione anche i tratti psicologici dei soggetti che, però, non risultano essere correlati al conformismo, ma incidono solo sui tempi di risposta. Tramite l'analizzatore ERP (che misura i potenziali relativi all'evento) sono stati rilevati componenti N20, P300 e LPP, in cui N200 indicava l'incongruenza tra le risposte dei soggetti individualmente e quelle di gruppo e P300 indicava l'adattamento alla mentalità/comportamento e LPP la conseguente regolazione emotiva. Questi tre elementi erano più presenti nei soggetti conformisti. Al contrario, elementi come la consapevolezza dell'errore commesso sono più frequenti in soggetti non-conformisti. 

Grazie all'individuazione di questi elementi, siamo ora in grado di differenziare eventi conformisti da quelli non conformisti in modelli elettroencefalografici.



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